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lunedì 20 ottobre 2014

THEM BUGS—! DIY FENDI BAG BUGS INSPIRED IPAD MINI SLEEVE CASE


Ho un rapporto parecchio complesso con i case per iPhone / iPad Mini (ad eccezion fatta, parlando di prodotti Apple che devono durarmi una vita, del mio decrepito MacBook circa 2007 inesorabilmente ricoperto di adesivi di Rilakkuma) — leggi anche "mi rompo subito i coglioni". 
Ho acquistato su eBay una sleeve case assai sobria (imaginatemi con moustache e pipa) per 10€ o giù di lì (vi linko lo store — UK based credo— perchè il prezzo è veramente ridicolo per un prodotto di così buona qualità), e dopo una settimana già la guardavo mentre sorseggiavo Baileys fantasticando una customizzazione à la Fendi, che mi ha letteralmente conquistato con la linea di borse ed accessori Bag Bugs (vista la Peekaboo qua sopra? Oramai nemmeno i portachiavi posso permettermi, mi sono licenziata e faccio la cameriera per pagare l'affitto— figo a trent'anni eh?). 
Detto fatto: 2 € per il feltro (2 fogli, giallo e nero), un cartoncino di riuso (scatola del ginseng finito), vinavil, mezz'ora di pazienza e tutti contenti. Rimpiango di non avere una macchina da cucire (o di NON saper cucire) per non aver potuto aggiungere dettagli ma... 


Step o1 - Feltro giallo e feltro nero, we're ready.


Step o2: con l'aiuto di una riga disegnate su un cartoncino un triangolo
rettangolo, smussando gli angoli



Step o3: Prime prove. Grande abbastanza? Buona posizione? Ok.


Step o4: posizionatelo sul feltro e ritagliate.


Step 05: looking goooooooood.


Step o6: ritagliate dal feltro nero due ovali e tagliate la parte superiore.
Incollate le pupille con del Vinavil sull'occhio.


Step o7: lasciate asciugare, poi incollate gli occhi in posizione. 
Officially done.

Ora è molto più me, o no? :)
iPad Mini Sleeve case acquistato su eBay qui





venerdì 26 settembre 2014

Shoes i've been wearing - ASOS, Zara

New season- you already know what i mean: new clothes. It's not like i wanted to purchase new clothes and shoes on purpose, i kinda...needed them? Anyways, i got a few things for my 29th birthday (meaning people gave me money and i purchased the items myself, aka "i don't trust spontaneous gifts and people know that" *i appreciate the thought anyway, of course*) from ASOS and Zara and i've been in love with these babes. Literally in love.








(you can clearly see the color in the last picture- 
it's a bordeaux/oxblood color, it's absolutely gorgeous 
and they were only 39€. 
Love them)





See you soon :)



martedì 22 luglio 2014

l'anatomia di un ombrello. beh, è un cazzo di scheletro


Segue dal post di ieri. Sono le 19:36 ed ancora non ho toccato cibo, quindi sono 24 ore dall'ultima volta che ho mangiato. Il motivo? Sensi di colpa. Ed il ritorno della mia gastrite cronica, chiaramente. Oh Gaviscon, vieni a me

Avevo pensato ad una cena a base di proteine per bilanciare i carboidrati di ieri, ma credo mi limiterò a yogurt e gallette. E con il bruciore di stomaco addio alla mia sessione di allenamento "terapeutico". Olè.

L'umore è altalenante, ma è dovuto in gran parte al tempo. Ed al fatto che la signora delle pulizie non capisce che lo straccio ROSSO è lo straccio che uso per asciugare i bicchieri, non per LAVARLI. Porca di quella puttana. Non è colpa sua, lo so. E' adorabile. Ma quando mi girano i coglioni mi girano i coglioni.
Il tempo di oggi mi ha reso particolarmente stronza. Cioè, a patto che sia possibile per me essere più stronza di così.

A tutti coloro che dicono di amare la pioggia: spero che vi manchi un tetto sotto cui potervi riparare da qualcosa che ti appiccica i vestiti addosso e manda a puttane l'intera ora che impieghi la mattina a renderti un essere umano avvicinabile. No, non si tratta solo di apparenza ed estetica.
E' che volete fare i poeti ed invece siete solo patetici molluschi privi di immaginazione.

Stacce te sotto la pioggia, bro.


lunedì 21 luglio 2014

Honest to Blog : lesson number two

Questo post è stato ispirato da due elementi probabilmente casuali: un libro, Mangia Prega Ama di Elizabeth Gilbert, ed il film Julie & Julia, con l'incredibile Meryl Streep.
Tutti e due hanno qualcosa a che fare con il cibo. 
Uno parla di una donna completamente persa che stacca la spina ed investe un anno di tempo nel tentativo di ritrovare se stessa, l'altro di una donna che decide di portare a termine in un anno tutte le 524 ricette del libro di cucina di Julia Child e di scrivere un blog a riguardo.
Quindi riassumendo: cibo, ritrovare se stessi, scrivere blog. Scrivere.

Ieri sono arrivata al capitolo numero 49 del libro della Gilbert ed ho letto questo.


Un pranzo inconsapevole. Dio, sarebbe— non lo so, fantastico. Bellissimo. 
La giornata di ieri, di fatto, l'ho trascorsa da manuale: caffè la mattina, zero calorie fino alle sei del pomeriggio poi Super Tennent's (lifesaver — inserire emoji con le mani giunte), stimolo della fame, sessione di jogging sulla Wii per distrarre la mente dall'idea di cibo, seconda birra (rigorosamente sopra gli 8 gradi), libro, film, shot di rum, cena alle 23 (riso integrale al vapore) in balcone da sola perchè l'idea di farmi vedere mentre mangio a volte mi è intollerabile. Non sempre, certo, ma ogni tanto capita.

Stamattina mi sono svegliata, come sempre più spesso mi capita, triste e con un maledetto mal di testa. Affamata, immagino. Provata. Privata di qualcosa. Dopo il caffè mi sono ripromessa di concedermi a metà giornata qualche pezzo di cocco, come ogni tanto faccio per darmi una specie di contentino. Ma che brava che sono. 

Ho trascorso la mattinata fuori e, facendo la spesa prima di tornare a casa, ho comprato latte di soia e biscotti Digestive. Una parte del mio cervello pensava alla solita abbuffata nervosa con "liberazione" finale, da manuale anche questa, mentre una piccolissima parte pensava "...perchè no? Non devi mica per forza mangiarli tutti. Non sono malvagi, questi biscotti. Il cibo non è questo.".
Sono tornata a casa, ho mangiato il mio cocco. Il mio fidanzato si è addormentato e sono rimasta sola in cucina.
Ho aperto il pacco di biscotti e l'ho annusato. Buonissimi. 
Ne ho assaggiato uno. Ho aperto il frigo, ho versato del latte di soia nella mia tazza e mi sono seduta a tavola. Non li ho contati mentre li mangiavo, ma ad un certo punto ho chiuso la confezione, ho bevuto l'ultimo sorso di latte ed ho messo il cucchiaino nella tazza. Il pacco era ancora là. Non era vuoto. Non li avevo mangiati tutti. 
Mi sono affacciata fuori: aveva piovuto tutta la notte e parte della mattinata, quindi l'aria era fresca. C'era il sole, le gocce di pioggia erano ancora intatte sulle foglie di basilico, sui peperoncini, sui limoni non ancora maturi del mini giardino che abbiamo sul balcone. 
Mi sentivo... bene?
Mi sono seduta sul divano ed ho aperto il libro. Ho letto qualche capitolo, ma poco dopo la fame ha cominciato a farsi sentire di nuovo. La vocina nella mia testa era ripartita.
"Hai fatto 30... Oramai la giornata è rovinata. Mangia tutto quello che trovi, vomita e poi domani digiuna di nuovo".
Sì. No. 
Mi sono alzata. Ho mangiato due fettine della ricotta salata che uso in scaglie per condire l'insalata (mi concedo un solo pasto al giorno) ed ho fatto un bel respiro. Anzichè rimanere da sola sono andata in camera e mi sono distesa accanto a lui, per sentirlo vicino. L'ho guardato dormire per qualche minuto prima che si svegliasse. Abbiamo fatto l'amore, ed improvvisamente mi sono resa conto che la giornata non era rovinata. La giornata stava andando bene. E per cena volevo una pizza.
Pizza è stata, e non sono nemmeno riuscita a finirla per quanto mi sentivo sazia. MAI in vita mia (e sottolineo MAI) ne ho lasciata una fetta nel piatto. La pizza non va sprecata, va venerata. Sia chiaro.

Sono qui a scrivere, è l'una meno venti e mi sento ancora sazia. Food coma.
In parte un po' nervosa all'idea di aver mangiato così tanto, non lo nego, in parte soddisfatta di quella piccola parte del mio cervello che mi ha permesso di non mandare affanculo tutto e di concedermi, per una volta, un pasto inconsapevole.
Il cibo era solo cibo, l'alcool non nascondeva i morsi della fame, io non avevo un disordine alimentare.

Magari domani sarà peggio. Forse mi sentirò in colpa e digiunerò per 24 ore come al solito, o forse mi sentirò in colpa perchè non mi sentirò in colpa.
Il problema è che mi vedo riflessa nello specchio e mi trovo disgustosa. Il problema è che devo mantenere certi standard.
Il problema è che ieri, mentre cercavo di fotografare il colore dei miei capelli per farlo vedere ad un'amica, ho scattato per sbaglio questa foto ed ho pensato "Va bene, ma potrebbe esserci meno ciccia".

Oggi però.
Oggi mi sento salva.
Ed amata. Sempre un po' cogliona, ma amata.


Sembrerà strano, ma se avete voglia di fare due chiacchere su questo argomento lasciatemi un commento. Mandatemi una mail, twittatemi, scrivetemi su instagram. Ogni tanto è terapeutico. Ed io sono qui, a girarmi i pollici. Ed a bere vino. O forse no ;)






mercoledì 16 luglio 2014

50 shades of GTFO



questo post è apparso per la prima volta sulla mia pagina facebook l'11 luglio 2014. Riveduto e corretto, for your eyes only. 

Solitamente se sono impegnata a fare altro (o anche no) tendo ad ignorare gli sconosciuti che mi avvicinano per un'informazione, un parere o semplicemente per rompermi le balle. A volte mi sento in colpa, lo ammetto, ma ehi: personal space
Cinque minuti fa una ragazza (con una canotta dal colore discutibile ma è estate! Vestiamoci a cazzo!) azzarda un timido "scusa...?" in mia direzione, rimanendo in piedi smarrita davanti a "Letteratura Inglese 2000-". E' il mio momento: riesco ad aggirarla abbastanza facilmente, fingendomi concentratissima su un passaggio dei miei appunti  in realtà stavo scrivendo a ripetizione (ma con aria convinta) IPPIA MAGGIORE DI PLATONE IPPIA MAGGIORE DI PLATONE IPPIA--- per sembrare più impegnata— quindi lei si allontana, mesta, e torna poco dopo in compagnia di un'addetta al personale della biblioteca che l'aiuta a cercare "50 SFUMATURE DI GRIGIO". Dopo che la signora (rallegrandosi del fatto che il volume non fosse andato perduto, visto che lei "proprio non lo trovava") gentilmente glielo porge lei, con aria seria e grave, le chiede se il libro "c'è solo con la copertina nera". 

La voleva sfumata di grigio la copertina? 
Questo immagino non lo sapremo mai, ma credo che voi tutti voi abbiate imparato da questo breve aneddoto una  se non due importanti lezioni: 
1. Non rompetemi il cazzo, perchè tanto (probabilmente) continuerò ad ignorarvi.
2. Se proprio state per morire e vi serve aiuto, pregate di avere indosso la vostra migliore camicia.


sabato 12 luglio 2014

Quick summerish post about...

...drinks. Non alcoholic drinks. Strano, lo so. Ma l'acqua aromatizzata al cetriolo con cubetti di ghiaccio vince su tutto, oggi. 2 days alcohol free. Sono stanca morta, se solo riuscissi a studiare come una volta...




oh yeah, ice baby.





venerdì 27 giugno 2014

don't stop

artwork by minakwon.com


Spesso siamo troppo stanchi per continuare ad essere "esseri umani decenti". Siamo un po' tutti schiavi delle pessime giornate, della depressione, delle delusioni e dell'emotività altalenante, così frastornati e così saturi della quotidianità che dimentichiamo che siamo quel tipo di persona che fa passare avanti chi ha fretta al supermercato, chi dice "buona giornata" senza sarcasmo ad un farmacista o ad un cassiere che ci ha servito di malumore o è stato scortese con noi (sperando che la sua giornata migliori davvero), chi chiama un'ambulanza quando assiste ad un incidente, chi si ferma un momento per chiedere ad una persona in lacrime sul marciapiede se va tutto bene.

Stamattina sono riuscita a malapena a trovare le forze per andare a fare la spesa, e quando il vasetto di yogurt da mezzo chilo in offerta che avevo in mano (perché è chiaro, tutti entriamo per comprare solo un paio di cose ed arriviamo alla cassa con i pelati in equilibrio sulla testa e la busta di insalata tra i denti) è inevitabilmente caduto in terra rovesciando un notevole quantitativo di cremosità alla banana sul pavimento il pensiero di fischiettare ed andarmene facendo finta di nulla non mi sembrava poi una così cattiva idea... finchè il ricordo della scarsa umanità che è rimasta in me (e tristemente in molti di noi) non si è messo seduto sulla confezione di pesche rimasta in bilico sul mio avambraccio ed ha cominciato a guardarmi come fa un cucciolo la prima volta che ti vede andar via di casa lasciandolo solo. "Perchè...?"

E quando dopo esserti avvicinata, aver cercato di aiutare la signorina del supermercato a pulire ed esserti offerta di pagare anche la confezione oramai da buttar via lei ti risponde sorridendo "Ma figurati ci penso io, anzi- grazie. Alla prossima, buona giornata!" ti rendi conto che ne valeva la pena.
Che forse non facciamo tutti schifo.

Magari non tutti i giorni.